LA POESIA HA ANCORA SENSO? CRISI DEL LINGUAGGIO TRA POESIA DEL NOVECENTO E SOCIAL MEDIA

Rettorato, palazzo Du Mesnil
dalle ore 9:30 alle 17:30
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Partendo dalla domanda provocatoria «La poesia ha ancora senso?» - che riecheggia la più famosa di Hölderlin: «Perché i poeti in tempo di povertà?» - il convegno si propone di avviare un dialogo sulla poesia europea del Novecento, alla luce del contesto storico attuale, in cui la parola sembra nuovamente svuotarsi di senso negli odierni spazi digitali. Se per Heidegger il linguaggio poetico era l’abitare autentico dell’essere, oggi il digitale sembra ridurre la parola a mero segno vuoto, privo della sua radice ontologica. In tale circostanza, la poesia può davvero ampliare l’orizzonte culturale del lettore e fungere da strumento di resistenza contro la crisi del linguaggio?

Si cercherà di individuare una linea di continuità tra due fenomeni apparentemente distanti, ma ugualmente insidiosi: l’impoverimento della parola durante i regimi totalitari e le guerre, e la sua attuale dissoluzione nella comunicazione digitale. Maurice Blanchot, nella sua riflessione sul linguaggio poetico, ha mostrato come la poesia possa avvicinarsi al limite del dicibile, esponendo la parola alla sua impossibilità: il poetico, dunque, non come dire, ma come sospensione, interruzione del senso stesso. Questo ci porta a domandarci se la parola poetica, nell’epoca dei social media, possa ancora essere uno spazio di resistenza o se essa sia stata definitivamente risucchiata dal rumore della comunicazione.

Gli autori che verranno esaminati, come Paul Celan, Ismail Kadaré o Nichita Stănescu, per citarne solo alcuni, hanno sperimentato direttamente la brutalità della storia, assistendo alla trasformazione del linguaggio in uno strumento di propaganda o in un silenzio forzato attraverso la censura. Altri poeti, come Tristan Tzara, Raymond Queneau e il gruppo di OuLiPo, hanno messo in discussione le convenzioni linguistiche, cercando nuove modalità espressive avanguardistiche o neoavanguardistiche, spingendo la poesia in forme non convenzionali come atto di rivoluzione culturale. Lacan ci ricorda che il linguaggio non è mai neutro, ma è sempre strutturato dal desiderio: la poesia, dunque, può essere letta come un sintomo che rivela l’impossibilità del soggetto di dire l’inesprimibile, ma anche come un tentativo di articolare ciò che nella lingua comune rimane rimosso o indicibile.

La poesia del Novecento si confronta con l’incapacità del linguaggio di esprimere pienamente certe esperienze umane legate all’identità, all’alienazione e alla morte. La parola poetica, piuttosto che fornire risposte, apre spazi di interrogazione: il senso non è mai dato, ma deve essere costantemente ricercato, spesso nel vuoto stesso della parola. Heidegger parlava del «linguaggio come casa dell’essere», ma la poesia del Novecento mostra piuttosto una casa in rovina, una parola costantemente in fuga da se stessa, oppure una «casa che brucia». Agamben suggerisce che la filosofia e la poesia possano offrire una forma di resistenza a questo sfacelo, parlando una lingua sorgiva e vitale, capace di cogliere e annunciare segni di speranza e rinnovamento.

Il convegno approfondirà, dunque, l’opera di alcuni poeti del Novecento, come Paul Celan, Miklós Radnóti, Ismail Kadaré, Tomas Tranströmer, Nichita Stănescu, Miloš Crnjanski, Bolesław Leśmian, Hugo Claus e Alexandre O’Neill, che, pur provenendo da contesti culturali e linguistici diversi, condividono alcuni tratti fondamentali nella loro poesia. Molti di loro si sono confrontati con l’incapacità del linguaggio di esprimere pienamente certe esperienze umane legate all’identità, all’alienazione, alla morte, e così via. La loro poesia rappresenta un tentativo di rivelare ciò che si trova al di là delle parole per far emergere un senso capace di rendere tangibile l’indicibile. Nei loro versi, le parole diventano un punto di frizione tra il noto e l’ignoto, tra ciò che può essere detto e ciò che sfida il linguaggio stesso. La loro poesia non cerca di evocare un’esperienza estetica fine a se stessa, ma costringe a confrontarsi con le contraddizioni dell’umano, dove il senso non è mai dato, ma deve essere costantemente ricercato, spesso nel vuoto stesso della parola.

 

Obiettivi del convegno:

  • Analizzare le tecniche letterarie, stilistiche e linguistiche della poesia del Novecento, con particolare attenzione all’innovazione e al processo di espressione del non-detto attraverso il linguaggio.

  • Esaminare la dimensione filosofica nella poesia del Novecento, concentrandosi sulle sue potenzialità espressive in contrasto con l’uso della parola nella comunicazione dei social media.

  • Promuovere un dialogo interdisciplinare che integri riflessioni letterarie, studi comparati, filosofici e analisi linguistiche, per un approccio più ampio al linguaggio poetico e al suo ruolo nel manifestare ciò che va oltre le parole.

  • Pubblicare un volume che raccoglierà tutti i contributi dei relatori, fornendo una risorsa per futuri studi letterari, comparati, filosofici e linguistici sulla poesia del Novecento.

 

 

Comitato Scientifico:

Giampiero Moretti

Sergio Corrado

Vincenzo Arsillo

Franco Paris

Giovanni Rotiroti

Guia Boni

Anna Maria Pedullà

Irma Carannante

 

Comitato organizzativo:

Irma Carannante

Camelia Dragomir

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Data ultimo aggiornamento: 21/12/2025